Disabilimente inabile!!

Il termine disabile è largamente utilizzato ma se ne comprende interamente il significato?
Sicuramente no se non lo si prova sulla propria pelle o si ha a che fare con chi lo è.
Analizzando la parola DIS-ABILE  notiamo che si tratta di un termine composto da due parti DIS e ABILE ovvero NON ABILE; Quindi Chi è il disabile?
Una persona non abile, non abile nei movimenti, non abile nelle sensazioni, non abile nei pensieri.
Esistono diverse disabilità, motorie, psichiche, sensoriali.
E se si fa una veloce ricerca su internet e si digita la parola in questione la definizione che viene data su diverai siti tra cui anche Wikipedia è la seguente:
Il disabile è colui che in seguito ad una o più menomazioni ha una ridotta capacità di interazione con l’ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere l’attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale.
Viene a mancare l’automatismo dello svolgere funzioni ‘apparentemente’ semplici.
La condizione di disabilità porta come conseguenza la condizione di handicap
Cioè la menomazione può essere la causa della disabilità che a sua volta può essere la causa dell’handicap.
L’handicap non è quindi da considerarsi come una malattia ma come sua diretta conseguenza.
Per spiegare meglio:
Menomazione (malattia fisica/psichica) —》             Disabilità —》Handicap (conseguenze sociali e ambientali dovute a menomazioni e disabilità di un individuo di fronte alla vita di tutti i giorni quindi alle esigenze e attese dell’ambiente della società).
Ciò significa che mentre la disabilità viene intesa come lo svantaggio che l’individuo presenta a livello personale, l’handicap rappresenta lo svantaggio sociale della persona con disabilità.
Tuttavia la sequenza sopra descritta non è automatica, perchè l’handicap può essere diretta conseguenza di una menomazione senza la mediazione dello stato di disabilità.
Questi concetti anche se fanno girare la testa sono ben spiegati dall’ICIDH (International Classification of Impairments Disabilities and Handicaps), dall’ICF (International Classification Functioning)e dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

É proprio vero tutto questo fa girare la testa.

Ma è ancora niente perchè passato lo step descrittivo esplicativo dobbiamo addentrarci nel labirinto.

In caso di disabilità (qualsiasi, psichica, fisica) presente dalla nascita, o in seguito ad un evento improvviso, ci si sente persi e bisognosi di risposte alle mille domande.

Se la disabilità ha colpito un figlio appena nato come posso aiutarlo?
Come posso aiutarlo a vedere il mondo, ad ascoltare l’universo, a vivere bene?
Se la disabilità invece ha colpito un figlio che normalmente camminava, correva, ed ha subito un brusco stop dalla vita, come posso stargli accanto senza farmi sentire troppo?

“A CHI RIVOLGERSI?”

Senza ombra di dubbio alle strutture attrezzate presenti nel territorio.
Purtroppo si possono contare sulle dita di una mano, il Santa Maria Bambina di Oristano, il San Giovanni Battista a Sassari ed il centro Maria Assunta di Guspini, centro all’ avanguardia per la riabilitazione e la rieducazione ma che è stato chiuso per la degenza da qualche anno con tutte le attrezzature e impianti e strutture di ultima generazione, costringendo tanti a viaggi di fortuna caricandosi non solo di spese esose per i viaggi ma anche di pernottamento, di carburante o a viaggi fuori dalla Sardegna.

Finita la fase di recupero riabilitativa già di per sé problematica c’è un altro problema, un’altra domanda:

DOVE RECARSI PER CONTINUARE A “RECUPERARE IL RECUPERABILE” E A CHI AFFIDARSI PER LA FASE RIEDUCATIVA ADATTATA?

Questa è forse la fase più delicata, si passa da una situazione “protetta” ad un’altra dove vige il libero mercato, gente senza scrupoli che si improvvisa tecnico o operatore del settore solo per aver letto, nella migliore delle ipotesi, un libro.
Proprio in questa fase è importante preparare la famiglia, informarla.
É importante chiedere e pretendere un titolo di Studi adeguato all’operatore al quale vi affiderete o affiderete il vostro caro, questo per evitare il terribile errore di consegnare amorevolmente nelle mani di un finto esperto voi e il vostro caro.
La rieducazione motoria è una cosa seria.
Bisogna conoscere l’anatomia, la fisiologia, la patologia dell’apparato locomotore in ogni senso, occorre conoscere la psicologia.
Deve essere richiesta professionalità e serietà, è vostro diritto ed è un diritto anche del vostro caro.
La rieducazione motoria la può fare solamente il laureato in Scienze Motorie e il fisioterapista. STOP!
Gli altri sono solo ciatroni, non lasciatevi ingannare dalle parole, chidete i titoli, ne avete tutto il diritto!

Un’altra importante domanda che permette uno stile di vita decoroso è:

PER UN DISABILE GLI SPOSTAMENTI SONO FACILITATI?

Non sempre un disabile, specialmente se in carrozzina, riesce a spostarsi nelle città o nei paesi.
La prima problematica è rappresentata dai marciapiedi a volte troppo stretti, dalla mancanza delle discesine, o dal pavimento sconnesso per poi passare ad una legge automobilistica del più furbo e alla mancanza di chiarezza sugli orari di bus destinati al trasporto di questi soggetti.
I più fortunati possiedono la macchina, altri possono spostarsi mediante supporto di parenti ed amici, altri riescono a pagare qualcuno per le commissioni e le visite mediche e.. ai rimanenti?
È proprio su questa fetta che bisognerebbe fare qualcosa per cercare di garantire dei servizi, per cercare di garantire un minimo di autonomia che fa bene al cuore, allo spirito e ne eleva l’autostima.

Il corpo è importante, è il nostro pacchetto, il nostro involucro ma è altrettanto importante il contenuto, lo spirito e l’ultima domanda riguarda questo:

SONO PRESENTI ATTIVITÁ DI SVAGO CHE SI PRENDONO CURA DELLO SPIRITO DEL DISABILE?

Qualcosa si sta movendo nel territorio.
É da tenere ben presente che bisogna andare alla ricerca di associazioni e società che operino in maniera professionale, i cui operatori abbiamo fatto un percorso di studi, che sia in grado di capire le esigenze e le modalità per garantire al disabile e alla famiglia un supporto adeguato.
É importante avere una valvola di sfogo, di ascolto, sapere che si sta insieme al di là dell’attività motoria e sportiva.

Nei prossimi post inizieremo a raccontarvi le associazioni a Cagliari

scritto da Flavia