Visita Guidata a Barumini ( Nuraghi )

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Nuraghi e civiltà nuragica

I nuraghi rappresentano il simbolo per eccellenza della Sardegna nonché la sua espressione più alta al punto da dare il nome ad un’intera civiltà: la civiltà nuragica.

            Sono presenti ben 7000 nuraghi sparsi in tutta l’isola dalle coste fino alle zone più interne e impervie; considerando la superficie della Sardegna possiamo contare un nuraghe ogni 4/5 km² .

Il periodo nuragico viene suddiviso in 5 tappe  corrispondenti alle tradizionali età della preistoria.

Fase   I           1800 – 1500 (Bronzo antico)

Fase   II          1500 – 1200 (Bronzo medio)

Fase   III          1200 – 900    (Bronzo recente o finale)

Fase   IV          900 – 500    (Ferro antico)

Fase   V           500 – 238    (Ferro recente)

Durante le fasi  I  e II  vede svilupparsi la cultura di Bonnannaro, caratterizzata da un tipo di ceramica con anse del tutto particolari e l’intensificarsi dei nuraghi monotorri. Le successive epoche sono quelle conosciute come della “bella età dei nuraghi” con la costruzione di regge nuragiche dalle quale si costituirono assetti urbanistici con un ordine politico di governo identificato come sistema cantonale. Nell’età del Bronzo recente e quello finale si formavano infatti tanti piccoli regni governati da sovrani con a capo personalità di origine gentilizia. In questo modo si esclude la possibilità di poter considerare un’unità regionale, situazione che contraddistinguerà la Sardegna per molti secoli.  Questa teoria ci viene confermata dalla numerosa presenza di veri e propri castelli, governati da majores, posizionati in zone strategiche sia dal punto di vista geografico che economico intorno al quale, protetto da mura, si insediavano i sudditi; questa struttura edilizia raggiunse la sua massima perfezione costruttiva nel VII secolo a.C.  La fase V è da ritenersi di sopravvivenza  e resistenza conservativa nelle zone interne e libere, mentre le zone coinvolte dall’invasione imperialistica cartaginese la civiltà nuragica viene totalmente deculturata.


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Ma da dove deriva il termine “nuraghe”?

Secondo alcuni studiosi la radice “nur” risalirebbe al primitivo, dalla lingua di sostrato sarda di origine mediterranea preindoeuropea che, messo in relazione con la medesima radice fenicia significherebbe fuoco inteso come focolare domestico oppure come divinità; ma la filologia moderna ricollega il radicale “nur” al duplice e opposto significato di mucchio e di cavità.  La radice “nur” è altresì presente in molti paesi della Sardegna: Nuraminis, Nurallao, o nella variante “nor” di Nora, solo per citarne alcuni.

E qual era il loro utilizzo?

Purtroppo la mancanza di documentazione scritta dell’epoca ci obbliga a basarci solo su ipotesi in virtù dei ritrovamenti e degli studi di storici e archeologi. I primi scritti relativi ai nuraghi risalgono al periodo romano con notizie rinvenute per tradizione orale ed è comunque un tempo troppo lontano perché possano essere ritenute attendibili. Il dibattito rimane pertanto ancora oggi aperto, ma le teorie si concentrano prevalentemente su un uso di tipo militare-difensivo piuttosto che abitativo così come non si esclude l’utilizzo dei nuraghi ad osservatori astronomici o come luoghi di culto, una sorta di unione tra cielo e terra in considerazione del loro sviluppo in altezza.

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